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Tassazione delle mance 2026: la norma e il calcolo passo passo

Imposta sostitutiva al 5% sulle mance: tetto del 30%, soglia dei 75.000 euro, calcolo della quota eccedente con esempi numerici e gli effetti sui conti del locale.

Aggiornato: 01/09/2026
Lettura9 minuti

Tema: Personale. Include formule, esempi e calcolatori collegati.

Indice
  1. Risposta rapida
  2. I parametri in una tabella
  3. Il calcolo in tre passaggi
  4. Esempio 1 — mance sotto il tetto
  5. Esempio 2 — mance oltre il tetto
  6. Il tetto si stringe dove le mance pesano di più
  7. Lato locale: la mancia non è un tuo ricavo
  8. Gli errori che si vedono più spesso
  9. Cosa portare al consulente

Risposta rapida

Le mance dei lavoratori del settore privato in strutture ricettive ed esercizi di somministrazione di alimenti e bevande scontano un'imposta sostitutiva del 5%, che prende il posto di IRPEF e addizionali regionali e comunali. Il regime ha due paletti che vanno controllati separatamente:

  • Chi può accedere: solo chi nell'anno precedente non ha superato 75.000 € di reddito da lavoro dipendente.
  • Quanto è agevolato: le mance fino al 30% del reddito percepito nell'anno per quelle prestazioni di lavoro. L'eccedenza va a IRPEF ordinaria.

Il regime nasce con la legge di bilancio 2023 (L. 197/2022, art. 1, commi 58-62) ed è stato ampliato dalla legge di bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1, comma 520), che ha portato il tetto dal 25% al 30% e la soglia di accesso da 50.000 a 75.000 €. La prassi di riferimento è la circolare dell'Agenzia delle Entrate 26/E del 2023. Poiché questi parametri sono già cambiati una volta, prima di applicarli verifica la versione vigente con il tuo consulente del lavoro: qui trovi il metodo di calcolo, non il parere sul tuo caso.

I parametri in una tabella

| Elemento | Regola | |---|---| | Aliquota | 5% sostitutivo di IRPEF e addizionali regionali e comunali | | Tetto agevolabile | 30% del reddito percepito nell'anno per le relative prestazioni di lavoro | | Soglia di accesso | reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente non superiore a 75.000 € | | Perimetro | settore privato: strutture ricettive ed esercizi di somministrazione di alimenti e bevande | | Quota oltre il tetto | IRPEF ordinaria con addizionali | | Contributi e TFR | escluse da imponibile previdenziale e assistenziale, premi INAIL e calcolo del TFR | | Chi applica l'imposta | il datore di lavoro, come sostituto d'imposta | | Rinuncia | possibile, con dichiarazione scritta al datore di lavoro |

Due precisazioni che generano metà degli equivoci. La prima: la soglia dei 75.000 € e il tetto del 30% sono controlli diversi, uno guarda l'anno precedente e decide se sei dentro o fuori, l'altro guarda l'anno in corso e decide quanta parte delle mance è agevolata. La seconda: il 5% è un'imposta sostitutiva, non un'aliquota aggiuntiva. Su quelle somme non si paga altro a titolo di IRPEF e addizionali.

Il calcolo in tre passaggi

1. verifica soggettiva : reddito da lavoro dipendente anno precedente ≤ 75.000 € ?
2. tetto agevolabile   : T = 30% × reddito da lavoro dell'anno
3. split delle mance   : quota entro T  → 5%
                         quota oltre T  → IRPEF ordinaria + addizionali

Dal passaggio 3 si ricava l'aliquota media effettiva sulle mance, che è il numero che conta davvero quando si ragiona sul netto:

imposta = 5% × min(M ; T) + t × max(0 ; M − T)
aliquota media = imposta ÷ M

dove M sono le mance dell'anno e t l'aliquota marginale IRPEF del lavoratore, addizionali comprese. Sotto il tetto l'aliquota media è esattamente 5%; sopra, sale progressivamente verso t.

Esempio 1 — mance sotto il tetto

Ipotesi dichiarate: cameriere a tempo pieno, retribuzione lorda annua 22.000 €, mance tracciate 3.600 € nell'anno (300 € al mese), reddito dell'anno precedente ampiamente sotto i 75.000 €. Per il tetto usiamo come base la retribuzione lorda annua.

tetto        = 22.000 × 30% = 6.600 €
mance        = 3.600 € → tutte entro il tetto
imposta      = 3.600 × 5% = 180 €
mance nette  = 3.420 € → 285 € al mese

Il confronto utile non è con lo zero, è con la tassazione ordinaria. Con quel livello di reddito ipotizziamo un'aliquota marginale del 23% più addizionali al 2,5%, quindi 25,5% complessivo: le stesse 3.600 € avrebbero pagato 918 € invece di 180. Il regime vale 738 € netti all'anno, circa 61 € al mese — e siccome le mance restano fuori da contributi e TFR, il netto è quasi identico al lordo. Per confrontare questo effetto con quello di un aumento in busta paga, dove contributi e IRPEF mordono ben diversamente, il calcolatore dello stipendio netto mostra quanto resta davvero di ogni euro lordo aggiuntivo.

Esempio 2 — mance oltre il tetto

Ipotesi dichiarate: bartender in un cocktail bar, retribuzione lorda annua 24.000 €, mance 10.800 € (900 € al mese), aliquota marginale ipotizzata 23% più 2,5% di addizionali.

tetto            = 24.000 × 30% = 7.200 €
quota agevolata  = 7.200 × 5%    =   360 €
eccedenza        = 10.800 − 7.200 = 3.600 €
imposta ordinaria= 3.600 × 25,5%  =   918 €
imposta totale   = 1.278 €  →  aliquota media 11,8%

L'aliquota media più che raddoppia rispetto al 5% nominale, pur restando molto sotto quella ordinaria. Ed è qui che si vede la cosa meno intuitiva della norma.

Il tetto si stringe dove le mance pesano di più

Il tetto è ancorato al reddito, non alle mance. Ma le mance non crescono con lo stipendio: crescono con il tipo di locale, con il servizio e con la fascia oraria. Il risultato è che l'agevolazione si satura proprio nei casi in cui le mance contano di più nel bilancio familiare.

| Posizione | Retribuzione lorda annua | Tetto (30%) | Mance agevolabili al mese | |---|---|---|---| | Part-time 20 ore | 11.000 € | 3.300 € | ~275 € | | Full time 5° livello | 22.000 € | 6.600 € | ~550 € | | Full time 3° livello | 25.500 € | 7.650 € | ~640 € |

Due persone che nella stessa sala ricevono 700 € di mance al mese hanno un trattamento fiscale diverso solo perché una lavora part-time: la prima supera il tetto ogni mese, la seconda no. La regola pratica da ricordare è una sola: le mance agevolate arrivano fino a circa il 30% della busta paga lorda, quindi chi supera stabilmente quella proporzione deve mettere in conto un conguaglio in dichiarazione e non considerare "netto pieno" tutto quello che incassa. Per stimare il quadro completo di una posizione di sala — livello CCNL, netto in busta e mance — il calcolatore dello stipendio del cameriere parte dalle tabelle contrattuali.

Lato locale: la mancia non è un tuo ricavo

Con i pagamenti elettronici le mance transitano sempre più spesso dal POS del locale, e da lì finiscono nell'incasso di giornata. Da quel momento in poi cominciano due problemi diversi.

Il primo è di rappresentazione: una mancia non è il corrispettivo di una tua prestazione, è una somma che il cliente destina al personale e che tu ti limiti a girare. Come vada documentata e contabilizzata è materia del commercialista; quello che puoi verificare da solo è l'effetto sui tuoi indici se la lasci dentro i ricavi.

Ipotesi: servizio da 100 coperti, 3.000 € di ricavi netti, 900 € di materie prime, 150 € di mance elettroniche incassate col POS.

scontrino medio corretto  = 3.000 ÷ 100 = 30,00 €
scontrino medio apparente = 3.150 ÷ 100 = 31,50 €   (+5,0%)

food cost corretto  = 900 ÷ 3.000 = 30,0%
food cost apparente = 900 ÷ 3.150 = 28,6%   (−1,4 punti)

È lo stesso meccanismo dell'IVA lasciata nel denominatore: ogni incidenza calcolata su una base gonfiata mente in tuo favore, e ti fa sembrare a target un menu che a target non è. Se usi lo scontrino medio come indicatore di sala — per valutare l'upselling o l'effetto di un cambio menu — la base va ripulita prima, non dopo: il calcolatore dello scontrino medio lavora sui ricavi netti proprio per questo.

Il secondo problema è di adempimenti. Il 5% lo applica il datore di lavoro come sostituto d'imposta, il che presuppone una dichiarazione scritta del lavoratore sul reddito dell'anno precedente, l'esposizione separata delle somme in busta paga e il versamento con i codici tributo dedicati. Sono passaggi che si impostano una volta con il consulente del lavoro e poi girano da soli.

Gli errori che si vedono più spesso

| Errore | Effetto | Correzione | |---|---|---| | Applicare il 5% a tutte le mance senza calcolare il tetto | Imposta sottostimata sull'eccedenza, conguaglio a sorpresa | Confronta sempre le mance con il 30% del reddito dell'anno | | Confondere i 75.000 € con il tetto del 30% | Si controlla un parametro solo e si sbaglia perimetro | Sono due verifiche: accesso (anno precedente) e quota agevolata (anno in corso) | | Considerare le mance nette al 100% | Il netto reale scende appena si supera il tetto | Ragiona sull'aliquota media, non sul 5% nominale | | Lasciare le mance nell'incasso del locale | Scontrino medio +5%, food cost −1,4 punti | Tienile fuori dai ricavi in ogni analisi gestionale | | Dare per acquisiti i parametri | Sono già passati da 25% a 30% e da 50.000 a 75.000 € | Verifica la versione vigente prima di ogni conteggio |

Cosa portare al consulente

Il regime delle mance è una delle poche agevolazioni del settore che si calcolano con due moltiplicazioni. La parte che puoi preparare da solo è quella che rende breve la conversazione con il professionista: il reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente (per la verifica di accesso), la retribuzione lorda dell'anno in corso (per il tetto), il totale delle mance tracciate e la loro distribuzione nei mesi.

Le decisioni che restano al consulente sono altrettanto nette: quali voci entrino esattamente nella base di calcolo del tetto, come vadano gestite e documentate le mance in contanti, come si rappresentino le somme che transitano dal POS del locale e se convenga, in casi particolari, la rinuncia scritta al regime. Su questi punti l'articolo si ferma per scelta: qui c'è l'aritmetica, che è uguale per tutti.

Risposte rapide

Domande frequenti

Quanto si paga di tasse sulle mance?

Sulle mance percepite dai lavoratori del settore privato nelle strutture ricettive e negli esercizi di somministrazione si applica un'imposta sostitutiva del 5%, che sostituisce IRPEF e addizionali regionali e comunali. Vale entro il 30% del reddito percepito nell'anno per quelle prestazioni di lavoro, e solo per chi nell'anno precedente non ha superato 75.000 € di reddito da lavoro dipendente.

Come si calcola il tetto del 30%?

Si moltiplica per 0,30 il reddito da lavoro dipendente percepito nell'anno per le prestazioni rese nel settore. Con 22.000 € di retribuzione lorda il tetto è 6.600 € di mance agevolabili nell'anno, cioè circa 550 € al mese: come ordine di grandezza, le mance agevolate arrivano fino a poco meno di un terzo della busta paga lorda.

Cosa succede alle mance che superano il tetto?

La parte eccedente non perde l'agevolazione retroattivamente: resta agevolata la quota entro il tetto e solo l'eccedenza va a tassazione IRPEF ordinaria con le addizionali. Nell'esempio dell'articolo, 10.800 € di mance su 24.000 € di retribuzione pagano 360 € al 5% sui primi 7.200 € e 918 € di IRPEF sui restanti 3.600 €: aliquota media 11,8% invece del 5%.

Le mance pagano i contributi e fanno TFR?

No: le somme che rientrano nel regime sono escluse dalla base imponibile previdenziale e assistenziale, dai premi INAIL e dal calcolo del TFR. È il motivo per cui la mancia netta è vicinissima alla mancia lorda, mentre su un aumento di stipendio equivalente il lavoratore incassa molto meno.

Le mance incassate col POS sono ricavi del locale?

No: sono somme lasciate dal cliente al personale che transitano dal tuo conto, non corrispettivi della tua prestazione. Lasciarle dentro l'incasso gonfia lo scontrino medio e abbassa artificialmente il food cost in percentuale — nell'esempio dell'articolo +5% di scontrino medio apparente e 1,4 punti di food cost in meno. La corretta rappresentazione contabile e documentale va impostata con il commercialista.

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