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La regola 30/30/30 dei costi di un ristorante

La regola 30/30/30 spiega come ripartire i costi di un ristorante: 30% materie prime, 30% personale, 30% gestione. Formula, tabelle e esempi pratici.

Aggiornato: 02/06/2026
Lettura6 minuti

Tema: Finanza. Include formule, esempi e calcolatori collegati.

Indice
  1. Risposta rapida
  2. Cos'è la regola 30/30/30 e a cosa serve
  3. La formula e come applicarla
  4. Un esempio numerico completo
  5. Le tre fette nel dettaglio
  6. I limiti della regola (e perché va calibrata)
  7. Come usare la regola per fissare i prezzi
  8. Errori comuni
  9. Risorse correlate

Risposta rapida

La regola 30/30/30 è una bussola per leggere i costi di un ristorante: circa il 30% del fatturato netto va in materie prime, il 30% in personale e il 30% in costi di gestione, lasciando un 10% di utile netto. Non è una legge contabile, ma un benchmark rapido per capire a colpo d'occhio se la struttura dei costi è sana o squilibrata.

Cos'è la regola 30/30/30 e a cosa serve

Chi apre un ristorante si ritrova spesso sommerso da decine di voci di costo senza una mappa per orientarsi. La regola 30/30/30 nasce proprio per dare un ordine di grandezza immediato. Divide il fatturato netto in tre grandi blocchi:

  • 30% materie prime (food e beverage)
  • 30% personale (costo aziendale totale)
  • 30% costi di gestione (affitto, utenze, marketing, ammortamenti, manutenzioni, commercialista, assicurazioni)

Quello che avanza — circa il 10% — è l'utile netto a cui puntare. È un modello volutamente semplificato: serve per fare diagnosi veloci, non per sostituire il conto economico. Quando guardi i numeri di fine mese e una delle tre fette è gonfia, sai subito dove intervenire.

Il valore della regola sta nella sua immediatezza. Un ristoratore che la tiene a mente legge il proprio bilancio in trenta secondi e capisce se sta navigando in acque tranquille o se c'è una falla.

La formula e come applicarla

La regola si traduce in tre semplici incidenze percentuali, tutte calcolate sullo stesso denominatore:

Incidenza % = Voce di costo / Fatturato netto × 100

Il denominatore deve sempre essere il fatturato netto, cioè al netto dell'IVA. È l'errore più comune e più insidioso: usare il fatturato lordo abbassa artificialmente tutte le incidenze e ti illude di avere margini che non hai.

Per il personale conta il costo aziendale, non lo stipendio netto. Devi includere il lordo, i contributi, il TFR e i ratei di tredicesima e quattordicesima. Spesso questo costo reale è il 35-45% più alto del netto che il dipendente porta a casa.

Un esempio numerico completo

Prendiamo un ristorante con 50.000 € di fatturato netto mensile e questi costi:

| Voce | Importo | Incidenza | |---|---|---| | Fatturato netto | 50.000 € | 100% | | Materie prime | 15.000 € | 30% | | Personale (costo aziendale) | 16.000 € | 32% | | Costi di gestione | 14.000 € | 28% | | Utile netto | 5.000 € | 10% |

In questo caso la somma dei tre blocchi è il 90% e l'utile netto si attesta esattamente al 10%. Il personale è leggermente sopra il target (32%), ma è compensato dai costi di gestione sotto media (28%). È un equilibrio sano.

Ora immagina che il food cost salga al 35% per un aumento dei fornitori non ribaltato sui prezzi: la somma arriva al 95% e l'utile si dimezza al 5%. Ecco la potenza diagnostica della regola: ti dice subito dove guardare. Per verificare i tuoi numeri parti dal calcolatore del food cost, che ti dà l'incidenza esatta delle materie prime.

Le tre fette nel dettaglio

Materie prime (30%). È la voce più aggredibile nel breve periodo. La controlli con schede tecniche, porzionatura standard, lotta agli sprechi e menu engineering. Un food cost ben gestito sta tra il 28% e il 33% nella ristorazione full-service.

Personale (30%). È la voce più rigida ma anche quella dove si nascondono i maggiori sprechi: sovra-organico nelle fasce morte, straordinari fuori controllo, turni costruiti per abitudine e non sui dati di affluenza. Misurala col fatturato per ora lavorata.

Costi di gestione (30%). Qui dentro c'è di tutto: affitto, utenze, marketing, ammortamenti, manutenzioni, consulenze, assicurazioni. È la fetta più "fissa" e meno aggredibile mese per mese. L'affitto da solo non dovrebbe superare l'8-10% del fatturato: oltre questa soglia mangia il margine di tutti gli altri.

I limiti della regola (e perché va calibrata)

La regola 30/30/30 è un ottimo punto di partenza, ma trattarla come dogma è un errore. Le percentuali ideali cambiano radicalmente in base al format del locale.

| Format | Materie prime | Personale | Gestione | Utile target | |---|---|---|---|---| | Ristorante full-service | 30% | 30% | 30% | 10% | | Pizzeria | 25% | 28% | 32% | 15% | | Bar / caffetteria | 22% | 30% | 33% | 15% | | Fast casual / asporto | 32% | 22% | 31% | 15% | | Fine dining | 33% | 35% | 25% | 7% |

Una pizzeria ha food cost più basso perché l'impasto costa poco, quindi può permettersi utili più alti. Un fine dining ha sia materie prime pregiate sia personale numeroso: il margine si comprime e va compensato con scontrini medi elevati. La logica di fondo resta: la somma dei costi deve lasciare spazio a un utile dignitoso.

Come usare la regola per fissare i prezzi

La regola funziona anche al contrario, per costruire i prezzi di vendita. Se il tuo target di materie prime è il 30%, il prezzo netto minimo di un piatto si ottiene dividendo il food cost per 0,30:

Prezzo netto = Food cost del piatto / 0,30

Esempio: un piatto con 4,50 € di materie prime dovrebbe vendersi ad almeno 15 € netti (4,50 / 0,30), a cui aggiungere l'IVA per arrivare al prezzo di listino. Questo metodo evita di prezzare "a sentimento" o copiando la concorrenza, che è il modo più rapido per ritrovarsi con margini sballati.

Prima di applicare la regola al locale intero, però, devi sapere qual è il punto di pareggio. Usa il calcolatore del break-even per capire quanto devi fatturare solo per coprire i costi fissi: sotto quella soglia, nessuna percentuale ti salva.

Errori comuni

  • Calcolare sul fatturato lordo. Gonfia il denominatore e nasconde i problemi. Usa sempre il netto IVA.
  • Trattare i tre 30% come obblighi rigidi. Sono medie. Conta la somma: se i tre blocchi restano entro il 90%, l'utile c'è.
  • Sottostimare il costo del personale. Il netto in busta non è il costo aziendale. Aggiungi contributi, TFR e mensilità aggiuntive.
  • Dimenticare gli ammortamenti. Cucine, arredi e attrezzature si consumano: vanno spalmati nei costi di gestione, altrimenti l'utile è solo apparente.
  • Applicare le stesse percentuali a format diversi. Un bar non si gestisce con i numeri di un fine dining. Calibra le soglie sul tuo segmento.
  • Usare la regola al posto del conto economico. È una bussola per diagnosi rapide, non un sostituto della contabilità analitica.

Risorse correlate

Per applicare la regola 30/30/30 ai tuoi numeri reali:

  • Calcolatore break-even ristorante — scopri quanto devi fatturare per coprire tutti i costi fissi e iniziare a guadagnare.
  • Calcolatore food cost — calcola l'incidenza esatta delle materie prime e verifica se rispetti il primo 30%.

Parti dal break-even per fissare l'asticella, poi usa la regola 30/30/30 per leggere a colpo d'occhio se la struttura dei costi è sana. È il modo più rapido per capire, ogni mese, dove sta finendo il tuo fatturato.

Risposte rapide

Domande frequenti

Cosa dice esattamente la regola 30/30/30?

Suddivide il fatturato netto in tre blocchi di costo da circa il 30% ciascuno: materie prime, personale e costi di gestione (affitto, utenze, marketing, ammortamenti). Il 10% che resta è l'utile netto obiettivo. È una bussola, non una legge contabile.

La regola vale per tutti i tipi di locale?

È un punto di partenza pensato per la ristorazione full-service. Bar, pizzerie e asporto hanno strutture di costo diverse: il food cost o il personale possono scendere, mentre altre voci salgono. Il metodo resta valido, le percentuali vanno ricalibrate sul format.

Si calcola sul fatturato lordo o netto?

Sempre sul fatturato netto, cioè al netto dell'IVA. Usare il lordo gonfia il denominatore e fa sembrare le incidenze più basse di quanto siano realmente, portando a decisioni sbagliate sui prezzi.

Il 30% di personale è il netto in busta?

No. È il costo aziendale totale: lordo, contributi, TFR, tredicesima e quattordicesima. Spesso è il 35-45% in più rispetto al netto percepito dal dipendente. Usare il netto sottostima gravemente questa voce.

Cosa faccio se una voce supera il 30%?

Compensi con le altre. Se il food cost sale al 33% ma il personale è al 27%, l'equilibrio regge. Il problema nasce quando la somma dei tre blocchi supera il 90% e l'utile si assottiglia o sparisce.

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